<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" version="2.0"><channel><atom:link rel="hub" href="http://tumblr.superfeedr.com/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"/><description></description><title>Sciabolata</title><generator>Tumblr (3.0; @sciabolata)</generator><link>http://sciabolata.tumblr.com/</link><item><title>pizzul:

Venerdì scorso (8 marzo, giorno di nascita del nostro...</title><description>&lt;img src="http://25.media.tumblr.com/1acf21cb2a6bd1acde90536a972981aa/tumblr_mjjqlkZ0H01r9c52po1_500.png"/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;p&gt;&lt;a class="tumblr_blog" href="http://pizzul.tumblr.com/post/45184590538/venerdi-scorso-8-marzo-giorno-di-nascita-del" target="_blank"&gt;pizzul&lt;/a&gt;:&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;Venerdì scorso (8 marzo, giorno di nascita del nostro Bruno)  ci siamo sorpresi a leggere il nostro nome in &lt;a href="http://www.rivistastudio.com/articoli/tutto-il-mondo-che-scrive-di-calcio/" target="_blank"&gt;questo&lt;/a&gt; articolo comparso sul blog di &lt;a href="http://twitter.com/davcoppo" target="_blank"&gt;Davide Coppo&lt;/a&gt; di Rivista Studio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.rivistastudio.com" target="_blank"&gt;Rivista Studio&lt;/a&gt; è &lt;strike&gt;forse&lt;/strike&gt; una delle novità più entusiasmanti e interessanti del panorama editoriale italiano. È una rivista che esce ogni due mesi zeppa di articoli e riflessioni, di fotografie e interviste ma è anche un sito costantemente aggiornato, semplice e leggero. La rivista si legge come se fosse un romanzo, il sito come se fosse un blog, ma uno di quelli belli belli per davvero (prendetelo come un complimento, perchè lo è). Entrambi sono da seguire, da non perdere, da recuperare, da conservare, da leggere, da sfogliare, da condividere, da sostenere, da amare, da mostrare fra qualche anno con orgoglio ai nipoti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.rivistastudio.com/editoriali/media-innovazione/studio-fa-due-anni-e-ora/" target="_blank"&gt;Oggi Studio compie due anni&lt;/a&gt;. Auguri di lunga vita. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;(via &lt;a href="http://www.rivistastudio.com/articoli/tutto-il-mondo-che-scrive-di-calcio/" target="_blank"&gt;Tutto il mondo che scrive di calcio | Rivista Studio&lt;/a&gt;)&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;</description><link>http://sciabolata.tumblr.com/post/45187164381</link><guid>http://sciabolata.tumblr.com/post/45187164381</guid><pubDate>Tue, 12 Mar 2013 14:21:28 +0100</pubDate></item><item><title>Tutto il mondo che scrive di calcio</title><description>&lt;p&gt;&lt;img src="http://media.tumblr.com/cfc7c7dc119ac73ed79e009fc9420084/tumblr_inline_mjcmmfSNCJ1qz4rgp.png"/&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Che cos’è l’unica esperienza umana capace di trascendere religioni, culture, segmenti sociali? Il sesso? No. La politica? Ma ti pare. È il calcio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Una frase del genere l’avrò scritta almeno dieci volte nell’ultimo anno e sì, lo riconosco, è davvero brutta e banale. Quindi ci metto una pezza scrivendo questa seconda frase e posso proseguire con la coscienza un po’ meno sporca. Era il modo più immediato per introdurre l’argomento: il giornalismo calcistico – anche se preferisco dire “la scrittura calcistica”. In breve: la situazione italiana, salvo pochissime eccezioni, è abbastanza desolata (e desolante). Quella internazionale (leggi: anglosassone) no. Negli ultimi anni sono nati esempi online di scrittura sportiva come &lt;a href="http://www.rivistastudio.com/articoli/tutto-il-mondo-che-scrive-di-calcio/grantland.com" target="_blank"&gt;Grantland&lt;/a&gt;, &lt;a href="http://www.rivistastudio.com/articoli/tutto-il-mondo-che-scrive-di-calcio/www.inbedwithmaradona.com" target="_blank"&gt;In Bed With Maradona&lt;/a&gt;, &lt;a href="http://afootballreport.com/" target="_blank"&gt;A Football Report&lt;/a&gt;, &lt;a href="http://www.runofplay.com/" target="_blank"&gt;The Run of Play&lt;/a&gt;, &lt;a href="http://www.parlacalcio.co.uk/" target="_blank"&gt;Parla Calcio&lt;/a&gt;, lo splendido e purtroppo chiuso &lt;a href="http://equaliserblog.wordpress.com/" target="_blank"&gt;The Equaliser&lt;/a&gt;, o cartacei come&lt;a href="http://www.rivistastudio.com/articoli/tutto-il-mondo-che-scrive-di-calcio/theblizzard.co.uk" target="_blank"&gt;The Blizzard&lt;/a&gt;, &lt;a href="http://howlermagazine.com/" target="_blank"&gt;Howler&lt;/a&gt;, &lt;a href="http://www.panenka.org/" target="_blank"&gt;Panenka&lt;/a&gt;. Dimentico volontariamente moltissime citazioni, ma, almeno per quanto riguarda il versante online, se non omettessi il 90% dei nomi che stanno nella mia cartella preferita dei preferiti (sport) non riuscirei a stare nelle 10.000 battute. Significa che nel panorama anglosassone stiamo assistendo a una fioritura di testate, non necessariamente giornalistiche, che trattano il calcio spesso in maniera molto approfondita e trasversale, con un’attenzione alla qualità della lingua e dell’analisi del tutto inedita. È un bene? Certo che lo è. Qualcuno ha anche coniato il termine “football hipsters”, che fa ridere ma rende abbastanza bene l’idea. Ci sono blog gestiti da una o due ventenni più interessanti e curati di molti quotidiani. Tutti, insomma, stanno cercando di diventare scrittori sportivi. È un bene: mentre il vecchio modo di fare giornalismo lentamente va in pezzi (e quello calcistico tradizionale è forse il settore che più risente della crisi), il calcio è riuscito prima di ogni altro argomento a trovare la sua strada.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il &lt;em&gt;Guardian &lt;/em&gt;è il media “old” che meglio ha saputo interpretare l’urgenza, adattandosi ai tempi: il suo Sports Network è un radar delle migliori realtà del campo online assolutamente imprescindibile. In un recente articolo Barney Ronay parla proprio di questo, dell’esplosione mediatica dello “scrivere di calcio”. Inizia così:&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;There is as yet no accepted collective noun for a group of football journalists – although given the public perception it isn’t hard to come up with a few hoary old front-runners. A buffet-brunch voucher of football journalists. A receipt spike. A laziness. A sherry-stained complacency of football journalists. In fact, though, looking around a packed press room &lt;a href="http://www.guardian.co.uk/football/2013/mar/05/manchester-united-real-madrid-champions-league" target="_blank"&gt;at Old Trafford on Tuesday night&lt;/a&gt;what was most striking was the basic human variety of the global football journalist community. There were, and I can’t emphasise this enough, all sorts.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.rivistastudio.com/articoli/tutto-il-mondo-che-scrive-di-calcio/" target="_blank"&gt;Continua su Rivista Studio&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://sciabolata.tumblr.com/post/44863350859</link><guid>http://sciabolata.tumblr.com/post/44863350859</guid><pubDate>Fri, 08 Mar 2013 16:49:32 +0100</pubDate></item><item><title>ciav:

We never do this. But since...</title><description>&lt;img src="http://24.media.tumblr.com/c844d3768d8eff190123f48e3bcdd990/tumblr_mjclhoaZI31r9ad7io1_500.jpg"/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;p&gt;&lt;a class="tumblr_blog" href="http://ciav.tumblr.com/post/44862210476/we-never-do-this-but-since-its-rihanna" target="_blank"&gt;ciav&lt;/a&gt;:&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;We &lt;/span&gt;&lt;em&gt;never&lt;/em&gt;&lt;span&gt; do this. But since it’s &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.elleuk.com/star-style/celebrity-style-files/rihanna#image=1" target="_self"&gt;Rihanna&lt;/a&gt;&lt;span&gt;…&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.elleuk.com/fashion/news/rihanna-elle-cover-april-2013-uk#image=1" target="_blank"&gt;&lt;a href="http://www.elleuk.com/fashion/news/rihanna-elle-cover-april-2013-uk#image=1" target="_blank"&gt;http://www.elleuk.com/fashion/news/rihanna-elle-cover-april-2013-uk#image=1&lt;/a&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;</description><link>http://sciabolata.tumblr.com/post/44863224358</link><guid>http://sciabolata.tumblr.com/post/44863224358</guid><pubDate>Fri, 08 Mar 2013 16:46:51 +0100</pubDate></item><item><title>(via)</title><description>&lt;iframe width="400" height="300" src="http://www.youtube.com/embed/iwilfNqxoT8?wmode=transparent&amp;autohide=1&amp;egm=0&amp;hd=1&amp;iv_load_policy=3&amp;modestbranding=1&amp;rel=0&amp;showinfo=0&amp;showsearch=0" frameborder="0" allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.ilpost.it/2013/02/07/intro-videogiochi-calcio-fifa/" target="_blank"&gt;(via)&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://sciabolata.tumblr.com/post/42572670006</link><guid>http://sciabolata.tumblr.com/post/42572670006</guid><pubDate>Fri, 08 Feb 2013 10:50:00 +0100</pubDate></item><item><title>Letteratura del dribbling</title><description>&lt;p&gt;&lt;span&gt;&lt;img src="http://media.tumblr.com/23dda5b1a7852f19b6a43859e3d029f2/tumblr_inline_mhr47wkuZD1qz4rgp.png"/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;span&gt;Sono molto convinto ci sia una stretta connessione tra il calcio e la poesia, anche se sarebbe più esatto dire che c’è una stretta connessione tra la maggior parte delle forme di esperienza estetica, e che il calcio sia almeno in parte un’esperienza estetica. Come la poesia, il calcio può essere pensato come un tentativo di rappresentare la vita umana attraverso una performance governata da un dato numero di regole. Ora, lo scopo delle regole del calcio non è estetico in primo luogo, ma uno dei suoi effetti collaterali è di generare momenti di estrema bellezza (pensa solo a un goal di Dennis Bergkamp). E un altro effetto è di dar vita a narrazioni che, dall’esterno, viviamo in una maniera ovviamente molto simile alla maniera in cui viviamo la letteratura (pensa alla carriera di uno come Zidane). E una partita di calcio è una specie di galleria delle emozioni, forti e create però artificialmente, che potremmo avvertire ad esempio attraverso l’arte.&lt;/span&gt;&lt;br/&gt;&lt;span&gt;Per quanto riguarda i topoi con cui mi trovo meglio, non ci ho davvero mai pensato. Una delle cose più eccitanti della direzione che sta prendendo il giornalismo sportivo contemporaneo è che possiamo liberamente dire, finalmente, che lo sport è un qualcosa che esperiamo in relazione a un milione di altre cose. E che, invece di lasciarlo chiuso ermeticamente nel suo piccolo mondo, lo sport può essere affrontato in tutti i contesti, anche i più complicati (continuo a voler usare la parola “maturi”), che queste relazioni creano. E comunque credo che quello che mi aiuti, personalmente, a capire il calcio, siano i romanzi vittoriani, il punk e i film di fantascienza. E possono anche aiutare altri a capire qualcosa sul mio modo di scrivere.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;Intervista a Brian Phillips (Run of Play)&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.rivistastudio.com/editoriali/media-innovazione/letteratura-del-dribbling/" target="_blank"&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;Continua su Rivista Studio&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://sciabolata.tumblr.com/post/42353527186</link><guid>http://sciabolata.tumblr.com/post/42353527186</guid><pubDate>Tue, 05 Feb 2013 15:29:34 +0100</pubDate></item><item><title>kattygirls:

Food On Your Dash :)
</title><description>&lt;img src="http://25.media.tumblr.com/9b941ebe37e00b0965fc02d00e34ea45/tumblr_mgzxv38hTu1rqrnlao1_500.gif"/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;p&gt;&lt;a class="tumblr_blog" href="http://kattygirls.com/post/41296917732/food-on-your-dash" target="_blank"&gt;kattygirls&lt;/a&gt;:&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p class="gone"&gt;&lt;a href="http://goo.gl/GtBrP" target="_blank"&gt;&lt;strong&gt;Food On Your Dash :)&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;</description><link>http://sciabolata.tumblr.com/post/41619708613</link><guid>http://sciabolata.tumblr.com/post/41619708613</guid><pubDate>Sun, 27 Jan 2013 18:27:23 +0100</pubDate></item><item><title>L'ultimo profeta</title><description>&lt;p&gt;&lt;img alt="image" src="http://www.premierleague.com/content/dam/premierleague/shared-images/managers/a/arsene-wenger/arsene-wenger-lsh-6.jpg" width="1000"/&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;È finita bene per l’Arsenal e Wenger: non è ancora giunto il momento del tradimento dell’ultimo apostolo, Theo Walcott, erede di quel Thierry Henry ancora venerato dalle parti dell’ex arsenale londinese. Walcott ha rinnovato, l’ennesima addio importante scongiurato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;È singolare come il rinnovo di contratto di Walcott sia stato vissuto come un evento drammatico da tutta Londra nord – versante biancorosso. È singolare, forse, come a Highbury (pardon, Emirates) ogni addio o rinnovo possibili vengano vissuti come eventi drammatici. L’Arsenal, sotto la gestione Wenger, è stata in effetti un ininterrotto climax di &lt;em&gt;drama&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A metà tra il romanzo e la narrazione biblica, ciò che accade all’Arsenal dall’avvento di Wenger è un caso unico in tutta Europa: eterni giovani che attendono l’esplosione, l’allenatore mistico e santone che predica diete speciali e pillole di socialismo calcistico, filosofia dell’internazionalismo e scoutismo avanguardista, fede calcistica che diventa religione, ideali che diventano ideologie, dogmi, e poi i virgulti finalmente fioriti che scelgono, infine, di fecondare terreni altrui – Chelsea, Manchester City, Manchester United, Barcellona.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sono quasi otto gli anni che separano i Gunners dall’ultimo trofeo, saranno dieci, questo autunno, quelli che li separeranno dall’impresa del 2003/04, la Premier League degli “invincibles”, l’orgasmica apoteosi della filosofia Wengeriana, il calcio più bello (ed europeo) che l’Inghilterra assaporò mai: 38 partite, 26 vittorie, 12 pareggi. Sconfitte, nessuna. Oggi l’Arsenal, in Inghilterra, stenta dietro all’Everton e al Tottenham, fuori da tutte le Europe. Ci si chiede se il ciclo di Wenger sia finito, se debba lasciare il timone.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Wenger, nato a Strasburgo nel 1949, arriva a Londra nel 1996. È uno spilungone (un metro e 93) magro e silenzioso, con un passato calcisticamente ancora oscuro: viene accolto dall’&lt;em&gt;Evening Standard&lt;/em&gt; con il titolo “Arsène who?”. Prima dei Gunners Wenger, una laurea specialistica in economia nel curriculum vitae, aveva allenato con scarsi risultati il Nancy, e con esiti decisamente migliori il Monaco. Iniziò la carriera di manager nel 1981, trentaduenne, dopo soltanto undici partite giocate da professionista con lo Strasburgo. Al Nancy, prima esperienza con una prima squadra, incontrò il padre di Michel Platini nel ruolo di direttore sportivo. Ancora oggi Arsène rievoca una sua frase come spinta fondamentale alla sua filosofia anti-emotiva e improntata al più ferreo aplomb (da perdere, puntualmente e&lt;em&gt;jekyllianamente&lt;/em&gt;, in litigi con allenatori avversari). La squadra stava, come accadeva spesso, perdendo. Aldo Platini gli disse: «Sai cosa non riesco a sopportare? Vedere l’altra panchina che continua a saltare, su e giù».  Anni dopo, dopo il Nancy e il Monaco, Wenger passò un anno in Giappone, sulla panchina del Nagoya Grampus Eight (sollevando il trofeo con il nome più medievale del mondo, la Coppa dell’Imperatore), dove entrò in contatto con il sumo: «Alla fine di un incontro è impossibile capire chi ha vinto e chi ha perso, perché nessuno mostra emozioni che potrebbero imbarazzare lo sconfitto. È incredibile. È per questo che cerco di insegnare alla mia squadra l’educazione».&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La french connection che instaurerà Wenger a Londra iniziò già prima della sua assunzione, quando Gérard Houllier, direttore tecnico della Federazione Calcistica Francese (poi padre calcistico di Michael Owen nel Liverpool del &lt;em&gt;treble&lt;/em&gt;), lo consigliò a David Dein, vice presidente dei Gunners. Il fatto che la stampa inglese rumoreggiasse un possibile arrivo, sulla stessa panchina, di Cruijff, padre di un ancora imperfetto gioco particellare che esploderà poi con Guardiola, la dice lunga su un certo profumo di bellezza calcistica che aleggiava nei dintorni di Highbury.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Wenger è un filosofo, e ha i suoi dogmi. Non c’è incompatibilità tra bel gioco e gioco efficace, per lui, anzi; disse, nel 2009, al &lt;em&gt;Daily Mail&lt;/em&gt;: «Non sono contro il pragmatismo, perché è pragmatico fare un bel passaggio, non uno brutto. Qualcuno può dimostrare che una brutta soluzione come spazzare via la palla sia pragmatica solo perché a volte, per caso, funziona? (…) Credo che l’obiettivo di ogni cosa nella vita sia fare quella cosa così bene che possa diventare arte».&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;a href="http://www.rivistastudio.com/articoli/lultimo-profeta/" target="_blank"&gt;Continua su Rivista Studio&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://sciabolata.tumblr.com/post/41269834007</link><guid>http://sciabolata.tumblr.com/post/41269834007</guid><pubDate>Wed, 23 Jan 2013 11:26:00 +0100</pubDate><category>arsene wenger</category><category>arsenal</category><category>theo walcott</category><category>arsenal invincibles</category><category>calcio</category></item><item><title>Vincitori Coppa delle Coppe 1981</title><description>&lt;img src="http://25.media.tumblr.com/e7b65190207490139dd04778300a37e0/tumblr_mgx98hTevy1ruihruo1_500.jpg"/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;p&gt;Vincitori Coppa delle Coppe 1981&lt;/p&gt;</description><link>http://sciabolata.tumblr.com/post/41003342211</link><guid>http://sciabolata.tumblr.com/post/41003342211</guid><pubDate>Sun, 20 Jan 2013 12:29:00 +0100</pubDate><category>vintage football</category></item><item><title>pizzul:

Decisamente. 
</title><description>&lt;img src="http://25.media.tumblr.com/84ba0b9380796292baeeef8e3b1ae479/tumblr_mgx4gnIyFs1ro404bo1_500.jpg"/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;p&gt;&lt;a class="tumblr_blog" href="http://pizzul.tumblr.com/post/41002719722/decisamente" target="_blank"&gt;pizzul&lt;/a&gt;:&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;Decisamente. &lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;</description><link>http://sciabolata.tumblr.com/post/41003157789</link><guid>http://sciabolata.tumblr.com/post/41003157789</guid><pubDate>Sun, 20 Jan 2013 12:23:16 +0100</pubDate></item><item><title>La vergogna e l'esempio</title><description>&lt;p&gt;&lt;iframe frameborder="0" height="480" src="http://www.youtube.com/embed/E0_Jy7tY4l4?rel=0" width="640"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I calciatori, dunque, dovrebbero dare l’esempio. Ma chi mai ha deciso che i calciatori dovrebbero darlo, questo esempio? Per quale motivo? Chi ha investito un ventenne che gioca a calcio di un compito morale? E perché Failla subito identifica Dodò e Cuadrado come “i calciatori”, una categoria che così pronunciata rende l’individuo massa, categoria, bersaglio?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.rivistastudio.com/editoriali/politica-societa/la-vergogna-e-lesempio/" target="_blank"&gt;(continua su Rivista Studio)&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://sciabolata.tumblr.com/post/40840636575</link><guid>http://sciabolata.tumblr.com/post/40840636575</guid><pubDate>Fri, 18 Jan 2013 15:03:20 +0100</pubDate><category>fabrizio failla</category><category>calcio</category></item><item><title>Leone dell'Atlante</title><description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;img alt="image" height="422" src="http://www.rivistastudio.com/wp-content/themes/RivistaStudio/timthumb.php?src=http://www.rivistastudio.com/wp-content/uploads/2013/01/108703342-1024x682.jpg&amp;amp;w=632&amp;amp;h=422&amp;amp;zc=0" width="632"/&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;PROLOGO&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I Leoni dell’Atlante, si fanno chiamare. Eppure, durante l’ultima partecipazione alla Coppa d’Africa, 15 dei 23 “leoni” marocchini, alle pendici dell’Atlante, non ci sono nemmeno nati e cresciuti. È il riflusso post-coloniale che il mondo calcistico sperimenta negli ultimi anni, quando sempre più giocatori scelgono di indossare maglia e colori della nazione in cui affondano radici, ma non in quella in cui sono concretamente venuti al mondo. Come nati in cattività eppure aspiranti alla libertà di una terra promessa, la spina dorsale verde e innevata che si alza fino a quattromila metri dalle pianure del Sahara occidentale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;“Leoni dell’Atlante”: non è un modo di dire, un epiteto artificiale per esaltare il coraggio in campo di una squadra nata nel 1957 e mai davvero vittoriosa, in continente e fuori (eccezion fatta per lo storico passaggio agli ottavi di finale del 1986, prima rappresentativa africana a riuscirci). Di leoni, su quell’Atlante che è la più grande catena montuosa dell’Africa settentrionale e del Mediterraneo tutto, ce n’erano eccome.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Il leone dell’Atlante o leone berbero (Panthera leo leo, L. 1758) è una sottospecie di leone (Panthera leo), originaria del Nordafrica ed attualmente estinta in natura. L’ultimo esemplare selvatico, di cui si abbia notizia, fu abbattuto nel 1942 in Marocco, presso il passo montano di Tizi-N’Tichka, nell’Atlante marocchino. Si ritiene possibile che alcuni esemplari, di vario grado di ibridazione, sopravvivano ancora in cattività come nel caso dei leoni dello zoo di Témara, una città marocchina nelle vicinanze di Rabat. Sulla base di questa ipotesi sono stati creati progetti quali il North African Barbary Lion and the Atlas Lion Project (varato nel 1978) che studiano la possibilità di reintroduzione del leone berbero in natura tramite riproduzione selettiva degli esemplari in cattività.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Da quattordici anni fuori dai campionati del Mondo (ultima presenza nel 1998), i Leoni calcistici hanno abdicato al ruolo di regnanti del pallone d’Africa, stretti tra una mancanza di veri talenti (gli ultimi furono le stelle proprio di quel Francia ’98 conclusosi sì con l’eliminazione, ma anche con la storica vittoria per 3-0 sulla Scozia: Chippo e Hadji) e una scarsa coesione che ha portato nazionali meno dotate tecnicamente (un nome su tutti: Egitto) a risultati decisamente migliori.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nelle ultime quattro occasioni la marcia nella sola Coppa d’Africa è stata esemplificativa: Egitto 2006, fuori al primo turno; Ghana 2008, fuori al primo turno; Angola 2010, non qualificati; Gabon/Guinea 2012, fuori al primo turno. C’è però un uomo, nemmeno troppo imberbe, che può cambiare il corso della storia dei Leoni dell’Atlante. Venuto al mondo in Marocco, cresciuto in un sobborgo di Marsiglia, trapiantato con grandi promesse e tappeti rossi a Londra (prima sponda Tottenham, poi Queens Park Rangers). Si era perso, si era ritrovato; doveva fallire, doveva dimostrare il suo valore; doveva andarsene, poi restare, poi spaccare il mondo o la faccia a tifosi, allenatori, compagni. Il talento, quello si è visto fin da subito. Ma non è stata una carriera lineare, finora, quella di Adel Taarabt.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;SVOLGIMENTO&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Il leone dell’Atlante era per dimensioni la sottospecie più grande dopo il leone delle caverne e quello americano, diffusi, rispettivamente in Eurasia e in America, durante il Pleistocene. I maschi avevano un peso compreso tra i 180 e i 280 kilogrammi; le femmine tra i 100 e 180&amp;#160;kg; dimensioni comparabili con la tigre siberiana. Il tratto distintivo caratteristico dei maschi era la folta criniera di colore nero che si estendeva sul petto con una forma simile a quella del leone asiatico, la sottospecie più prossima al leone dell’Atlante. La criniera scura contrastava fortemente con il resto del mantello, molto più corto e di colore chiaro.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nato a Fes, si trasferisce con la famiglia a Berre-l’Étang a nove mesi, prima di essere arruolato, a dodici anni, dal Lens, agli antipodi geografici francesi, un tiro di rigore da Calais, stretto della Manica. Due presenze nei giallorossi e arriva la chiamata del Tottenham, che la spunta su Chelsea e Arsenal. Lo vuole Daniel Comolli, ex&lt;em&gt;european scout &lt;/em&gt;dei Gunners in procinto di trasferirsi agli Spurs in qualità di&lt;em&gt;director of football&lt;/em&gt;. Il primo contatto di Taarabt con l’Inghilterra avviene proprio grazie a Comolli, che lo segnala a Wenger. Con la colonia francofona di Londra, Comolli aveva costruito le sue fortune: è grazie a lui che l’Arsenal conosce Kolo Touré, Gael Clichy, Emmanuel Eboué. Ma il diciassettenne Taarabt vuole seguire l’uomo che ha per primo creduto in lui, e non il team, e finisce a north London, versante Tottenham. Ad accoglierlo, in panchina, c’è l’olandese Martin Jol. È il gennaio 2007.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Taarabt ha giocato soltanto una partita con il Lens, ma Jol, al Tottenham, lo aggrega alla prima squadra. E al battesimo di Premier, battesimo caldo, indimenticabile, di quelli che ti marchiano a fuoco e che, per dirla con con una retorica stantia, “qualcosa vorrà pur dire”, entrato al minuto 87, contribuisce a ribaltare un derby storico con il West Ham, finito 4-3 per gli Spurs, che sotto di due goal fino all’89°, pareggiano con un calcio di punizione di Berbatov e chiudono la rimonta con un goal di Stalteri al 96°. Quella punizione se la procura Adel Taarabt, e Martin Jol, successivamente, ebbe a dire che «Taarabt saved our neck».&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L’olandese dura però ancora poco sulla panchina londinese, giusto in tempo per innamorarsi, definitivamente, del diciottenne marocchino. Lo sostituisce Juande Ramos, vincitore della Coppa Uefa con il Siviglia, uno che dal 1990&amp;#160;ha già cambiato dodici panchine. Se Jol aveva perso la testa per quel ragazzino che in allenamento teneva la palla «non per secondi, ma per interi minuti», Ramos proprio non lo vede: soltanto sei presenze, tutte da sostituto, e 140 minuti giocati. Jol, nel frattempo passato all’Amburgo e all’Ajax, come un cuore infranto da bildungsroman tenta in tutti i modi di riprendersi Adel, il suo colpo di fulmine, ma il Tottenham vuole troppi soldi. Lo confesserà, Jol, &lt;a href="http://www.people.co.uk/sport/football/football-hotline/2011/10/02/martin-jol-reveals-he-s-tried-to-sign-taarabt-twice-before-102039-23460519/" target="_blank"&gt;soltanto nel 2011&lt;/a&gt;, quando Taarabt sarà la stella del Qpr di cui tutta l’Inghilterra parla.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Fortunatamente per Taarabt e per gli Hotspurs, Ramos dura soltanto un anno a Londra. Al suo posto arriva Harry Redknapp, che lo reintegra in prima squadra, ma a marzo il ragazzo va in prestito al Queens Park Ranger, in Championship. È qui che Adel Taarabt diventa Adel Taarabt. Ma non alla prima stagione: un infortunio lo costringe a giocare poco, e il prestito viene prolungato per la successiva. 41 partite e 7 goal convincono i Rangers a comprare l’intero cartellino, e la stagione 2010/11, l’ultima di Taarabt e del club in Championship, è quella dell’esplosione. Il calcio si accorge di lui, e lui si accorge dei riflettori. Nasce Taarabt, il casinista. Taarabt, il talento. Taarabt, il provocatore. Taarabt, il cretino. Taarabt, il fenomeno.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ottobre 2010: «L’Inghilterra non fa per me, credo che La Liga sia il miglior campionato. Non mi piace come giocano in Inghilterra, a me piace giocare a calcio. Guardo a squadre come Bolton, Stoke o Wolverhampton e penso: non c’è niente per me. Odio questo modo di giocare». Sono le prime bizze di Taarabt, la primadonna. Le prime dichiarazioni di disamore per il calcio inglese, per le squadre “palla lunga e pedalare”, per il gioco definito “non-gioco”. Neil Warnock, manager al Qpr, lo sa bene. Taarabt, il presuntuoso, aggiunge: «Spero di giocare per una delle migliori quattro spagnole, la prossima stagione. Real Madrid, Barcellona, Valencia o Siviglia. Ho contatti con ottime squadre e so cosa vogliono da me». Ma il ragazzo, contatti o non contatti, continua la stagione a Londra.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Si ritiene (Yamaguchi e Haddane, 2002; Preservation Station, 2005) che lo stile di predazione fosse simile a quello degli altri felidi (ovvero per strangolamento dopo aver preso tra le fauci il collo della vittima), sebbene il suo habitat naturale lo rendesse più portato a cacciare da solo o in gruppi molto ristretti. Tra le prede abituali vi erano la capra berbera, il cervo comune, l’asino selvatico africano, il cinghiale e diverse specie di antilopi come Gazella cuvieri. Per catturare questi animali il leone dell’Atlante doveva competere con l’orso dell’Atlante e il leopardo berbero che sono ugualmente scomparsi o in via di estinzione dall’Africa settentrionale (Preservation Station, 2005).&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Youtube, termometro calcistico sui generis, viene invaso dai video di Adel. Lui, d’altronde, è il protagonista perfetto per questo tipo di clip: pochi (pochissimi) passaggi, pochi tiri (e non tutti a segno), e molti (troppi, per i detrattori) dribbling, doppi passi, arroganti finte da fermo, elastici, e tutto il vocabolario di gesti tecnici degli ultimi dieci anni. C’è però anche dell’oro sotto il fumo da illusionista: in 44 partite di Championship, Taarabt realizza 19 goal e altrettanti assist. Viene nominato miglior giocatore del campionato e miglior giocatore arabo. Gli chiedono come ci si sente a essere un giocatore unico al mondo. Lui dice: «Non sono unico al mondo, ci sono Cristiano Ronaldo, Messi. Ma al Qpr sì, sono unico, nessuno gioca come me».&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Arriva la promozione: Taarabt, come raramente accade per un ragazzo di ventuno anni, con uno score complessivo da prima punta, viene osannato dall’intera Inghilterra calcistica, fin nei piani più alti. In Premier, come da copione, la squadra inizia però in salita. Basta poco a far capire ad Adel che il suo futuro potrebbe essere altrove, in campi più ricchi e dorati di Loftus Road. Basta poco perché il ragazzo che non parlava una parola di inglese e diceva, ai tempi del Tottenham, «in Francia i giocatori sono silenziosi, qui in Inghilterra parlano in continuazione, i compagni mi urlano cose, credo mi insultino», da timida promessa si trasformi in leone. Bad boy nei novanta minuti, ma non dopo: musulmano praticante, Taarabt non si è mai fatto contagiare dalla vita &lt;em&gt;off the pitch&lt;/em&gt; londinese.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ci si mette, a complicare la vita londinese di Taarabt, anche Joey Barton, che arriva nel 2011 dal Newcastle e viene (inspiegabilmente) insignito del ruolo di capitano che era stato del marocchino. Una manciata di giorni dal suo arrivo, dice che Taarabt deve lavorare di più, capire di essere al massimo livello del calcio mondiale. Dice che gli avevano detto che era un genio. Dice che lui deve ancora vederlo, questo genio. A fine stagione i Queens Park Rangers si salveranno, nonostante la sconfitta con il Manchester City all’ultima giornata, con Barton protagonista di una nuova puntata di follia contro Kompany, Tevez e Aguero, e Taarabt è chiaro: o mandate via Barton, o me ne vado io. Detto, fatto: l’inglese più squalificato della storia si accomoda al Marsiglia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il leone ruggisce in campo, con gli avversari, ma pure ruggisce con Neil Warnock, e ai microfoni degli intervistatori – con un inglese ancora stentato. Alterna elogi («Neil è il primo allenatore che sappia davvero come trattarmi. È come un padre. A volte sbaglio qualcosa in campo, e lui dice agli altri giocatori “non urlate con lui. Se qualcuno deve parlargli quello sono io”») a poco velate minacce e aspirazioni, quando un interessamento del Paris Saint Germain si fa più concreto di un semplice pettegolezzo: «I funzionari qatari mi hanno detto, “Fai altri sei mesi alla grande e a gennaio torniamo”. Ma non mi faccio troppe illusioni, so di non essere una priorità per Leonardo. Parigi mi fa sognare, ma ci sono soltanto quattro big match, contro Marsiglia, Lione, Lille e forse Rennes. Con tutto il rispetto, giocare contro  l’Evian o il Digione non sarebbe molto eccitante». Warnock, che del suo capitano aveva detto «mi ha regalato i migliori momenti della mia carriera da allenatore», si dimostra inflessibile: «Per venti milioni di sterline, a Parigi lo porterei in macchina. Non si riuscirà mai a cambiare Adel». Il due gennaio 2012, comunque, Warnock sarà esonerato. Aveva riportato i Qpr in Premier League dopo 15 anni di assenza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;(&lt;a href="http://www.rivistastudio.com/articoli/leone-dellatlante/" target="_blank"&gt;continua su Rivista Studio&lt;/a&gt;)&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://sciabolata.tumblr.com/post/40093060762</link><guid>http://sciabolata.tumblr.com/post/40093060762</guid><pubDate>Wed, 09 Jan 2013 15:08:00 +0100</pubDate><category>taarabt</category><category>adel taarabt</category><category>football</category></item><item><title>Bobby</title><description>&lt;p&gt;&lt;img align="middle" height="422" src="http://www.rivistastudio.com/wp-content/themes/RivistaStudio/timthumb.php?src=http://www.rivistastudio.com/wp-content/uploads/2012/11/rdm-triumph.jpeg&amp;amp;w=632&amp;amp;h=422&amp;amp;zc=0" width="632"/&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Esonerare Di Matteo. Di nome Roberto, ma per tre volte biblico Davide.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Davide il 18 aprile, a Stamford Bridge contro il Golia di tutti i Leviatani, il Barcellona di Guardiola, di Messi, della rivoluzione di velluto, della cantera, della retorica, del calcio molecolare e sublimato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Davide il 24 aprile, al Camp Nou, ancora contro i blaugrana, a casa loro, terra di remuntade, salotto raffinato di palati delicati, dove gli sconfitti vengono liquidati con una pacca sulla spalla, un “ci hai provato, ma davvero ci speravi?” da consci – e per questo snobissimi – padroni del gioco. Fino ad allora, almeno.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Davide il 19 maggio all’Allianz Arena, barricato in trincea come in una El Alamein tedesca, a resistere resistere resistere, centoventi minuti più la tachicardia dei rigori, e sollevare quella Coppa ed essere sollevato in aria, al trionfo, dai suoi pretoriani, il vero eroe di centosette anni di storia blues, l’italiano nato a Sciaffusa da genitori abruzzesi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;a href="http://www.rivistastudio.com/articoli/bobby-la-leggenda/" target="_blank"&gt;(continua qui, su Rivista Studio)&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://sciabolata.tumblr.com/post/36289949807</link><guid>http://sciabolata.tumblr.com/post/36289949807</guid><pubDate>Thu, 22 Nov 2012 17:56:29 +0100</pubDate></item><item><description>&lt;p&gt;&lt;img alt="QRCode" src="http://qrfree.kaywa.com/?s=8&amp;amp;d=http%3A%2F%2Fsciabolata.tumblr.com%2F"/&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://sciabolata.tumblr.com/post/35842662753</link><guid>http://sciabolata.tumblr.com/post/35842662753</guid><pubDate>Fri, 16 Nov 2012 16:13:44 +0100</pubDate></item><item><title>Someone still loves you, Bruno Pizzul: Someone still loves Fever Pitch</title><description>&lt;a href="http://pizzul.tumblr.com/post/35699137345/someone-still-loves-fever-pitch"&gt;Someone still loves you, Bruno Pizzul: Someone still loves Fever Pitch&lt;/a&gt;: &lt;p&gt;&lt;a class="tumblr_blog" href="http://pizzul.tumblr.com/post/35699137345/someone-still-loves-fever-pitch" target="_blank"&gt;pizzul&lt;/a&gt;:&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;&lt;img src="http://dl.dropbox.com/u/19818463/pizzul/feverpitch2.png"/&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Alla fine del 1992 avevo meno di sette anni e la mia conoscenza del mondo del calcio partiva da Novantesimo minuto e terminava con l’album delle figurine Panini. Crescevo a merende e partitelle in strada con gli amici. Pomeriggi di portieri volanti e ginocchia sbucciate sull’asfalto. In quel…&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;</description><link>http://sciabolata.tumblr.com/post/35704281827</link><guid>http://sciabolata.tumblr.com/post/35704281827</guid><pubDate>Wed, 14 Nov 2012 15:10:22 +0100</pubDate></item><item><title>"Non è mai bello quando sparisce una squadra di calcio. Non è mai bello quando sparisce qualcosa,..."</title><description>“Non è mai bello quando sparisce una squadra di calcio. Non è mai bello quando sparisce qualcosa, senza che sia necessariamente calcistico, a dire il vero. Però qui stiamo parlando di una squadra di calcio, per l’appunto. È il Real Oviedo, una vecchietta del calcio europeo (fondata nel 1926) che rischia il fallimento e chiede il vostro aiuto. Vostro? Sì. Anzi, nostro.”&lt;br/&gt;&lt;br/&gt; - &lt;em&gt;&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.rivistastudio.com/articoli/animo-oviedo-2/" target="_blank"&gt;Animo, Oviedo! | Rivista Studio di Davide Cocco&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Quello di Davide Coppo su Rivista Studio è il secondo miglior blog sul calcio della storia. Inutile che vi dica il primo… &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;(via &lt;a class="tumblr_blog" href="http://pizzul.tumblr.com/" target="_blank"&gt;pizzul&lt;/a&gt;)&lt;/p&gt;&lt;/em&gt;</description><link>http://sciabolata.tumblr.com/post/35642550024</link><guid>http://sciabolata.tumblr.com/post/35642550024</guid><pubDate>Tue, 13 Nov 2012 18:31:43 +0100</pubDate></item><item><title>Pasquale Luiso at Stamford Bridge, 1998, Chelsea - Vicenza.
Buon...</title><description>&lt;img src="http://24.media.tumblr.com/tumblr_mcpq2zAfKZ1ruihruo1_500.png"/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;p&gt;Pasquale Luiso at Stamford Bridge, 1998, Chelsea - Vicenza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Buon compleanno, Toro di Sora.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.rivistastudio.com/articoli/il-toro-di-sora/" target="_blank"&gt;http://www.rivistastudio.com/articoli/il-toro-di-sora/&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://sciabolata.tumblr.com/post/34638942366</link><guid>http://sciabolata.tumblr.com/post/34638942366</guid><pubDate>Tue, 30 Oct 2012 16:37:47 +0100</pubDate></item><item><title>Ciao, siamo tornati a casa, da mamma Studio. 
Sempre Sciabolata,...</title><description>&lt;img src="http://24.media.tumblr.com/tumblr_mb1ymn3dHR1ruihruo1_500.png"/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;p&gt;Ciao, siamo tornati a casa, da mamma Studio. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sempre Sciabolata, ma più ricca.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.rivistastudio.com/autori/davide-coppo/?blog=1" target="_blank"&gt;SCIABOLATA&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;</description><link>http://sciabolata.tumblr.com/post/32449596591</link><guid>http://sciabolata.tumblr.com/post/32449596591</guid><pubDate>Fri, 28 Sep 2012 11:06:23 +0200</pubDate></item><item><title>Il nuovo numero di Studio, in edicola da sabato 15 settembre</title><description>&lt;img src="http://24.media.tumblr.com/tumblr_maahx7c2r11ruihruo1_500.jpg"/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;p&gt;Il nuovo numero di Studio, in edicola da sabato 15 settembre&lt;/p&gt;</description><link>http://sciabolata.tumblr.com/post/31459557570</link><guid>http://sciabolata.tumblr.com/post/31459557570</guid><pubDate>Thu, 13 Sep 2012 15:10:19 +0200</pubDate></item><item><title>Photo</title><description>&lt;img src="http://25.media.tumblr.com/tumblr_m9tkp7pery1qbf5yio1_500.jpg"/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;</description><link>http://sciabolata.tumblr.com/post/30862817579</link><guid>http://sciabolata.tumblr.com/post/30862817579</guid><pubDate>Tue, 04 Sep 2012 12:28:12 +0200</pubDate></item><item><title>thesubstitution:

Illustration by Matthew Craven. You can see...</title><description>&lt;img src="http://25.media.tumblr.com/tumblr_m9kehwSATY1r2k3f1o1_500.jpg"/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;p&gt;&lt;a class="tumblr_blog" href="http://thesubstitution.tumblr.com/post/30514541206/illustration-by-matthew-craven-you-can-see-more" target="_blank"&gt;thesubstitution&lt;/a&gt;:&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;Illustration by &lt;a href="https://twitter.com/matthewcr" target="_blank"&gt;Matthew Craven&lt;/a&gt;. You can see more of Matthew’s work &lt;a href="http://matthewcravenillustration.com/" target="_blank"&gt;here&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;EL CLASICO&lt;/p&gt;</description><link>http://sciabolata.tumblr.com/post/30517744275</link><guid>http://sciabolata.tumblr.com/post/30517744275</guid><pubDate>Thu, 30 Aug 2012 14:53:13 +0200</pubDate></item></channel></rss>
