1. Varsavia, o cara / pt. 1

    Varsavia, e non Cracovia o Kiev, per le dichiarazioni pre-Europei di Gianluigi Buffon, per il quale un torneo soddisfacente porterebbe gli azzurri (almeno) in semifinale. Essendo l’Italia situata nel Gruppo C, la suddetta semifinale verrebbe giocata nella capitale polacca il 28 giugno. “Varsavia o Cara” sarà una cronaca aperiodica (e, come da titolo, semiseria) di quello che si è visto fin’ora durante i Campionati Europei di calcio.
    Nella foto, Pearce e Southgate, a Euro ’96.

    La certezza più certa di sempre, dopo il primo turno della fase finale di ogni competizione internazionale, è il maestoso spettacolo della caduta dei pronostici. I proclami sulla squadra da battere, la squadra materasso, la squadra che darà filo da torcere e la squadra sorpresa si sfracellano al suolo con le pretese di seriosità di esperti calcistici e fini analisti tecnici del globo terracqueo (noi non siamo esclusi, ma almeno non ci prendiamo troppo sul serio). La prima a deflagrare – un bel botto, non c’è che dire – è stata l’Olanda: brutta, lenta, incapace di esprimere un gioco che possa prescindere da venti minuti di dribbling onanistici dei suoi campioni là davanti. Con il risultato che l’unico in grado di combinare qualcosa – in quanto prova a tirare, e soprattutto sa tirare – è il solito Robin Van Persie. Arjen Robben si è dimostrato ancora una volta l’indolente primadonna capricciosa che “voglio fare tutto io” senza riuscire, in fondo, a combinare nulla di buono. Stupefacente l’incapacità della difesa danese, dopo un’intera partita di azioni replicate alla nausea, di capire che Robben si può annullare efficacemente impedendogli di rientrare verso sinistra, e di conseguenza ogni sua finta nella direzione opposta (la destra, quindi la linea di fondo della fascia su cui orbita solitamente) andrebbe categoricamente ignorata, come fosse una sparata di Cecchi Paone e una risposta di Cassano sull’argomento “froci”.

    L’altra caduta a cui si è assistito nella seconda giornata di Euro 2012 è quella della lingua italiana. Mentre Vincenzo D’Amico perdeva l’aereo e di conseguenza il posto di commentatore tecnico, il titolare del microfono Gianni Bezzi si esibiva in un colorito creolo dialettale riassumibile nella frase: «Robben punta a Poulsen» (seguono variazioni sul tema). Non verrà approfondito oltre, però, il tema della telecronaca Rai: su Twitter è possibile rintracciare una dottissima enciclopedia sull’argomento, in un noioso gioco a chi riesce a essere il più simpatico (in realtà andrebbe segnalato anche: «Il 2012 per Robben… è fatato… ma in senso negativo», pronunciata sempre da un Bezzi alla disperata ricerca della parola “maledetto”).

    (continua su Rivista Studio)